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Cosa sapere su Covid-19 e animali

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Data ultima verifica: 25 novembre 2020


Animali (Mostra risposte)

Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo epidemiologico nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce il contagio interumano come via principale di trasmissione. Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che alcune specie animali (mustelidi: lontre, tassi, donnole, martore, faina, puzzole e felini) sono suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali da pazienti affetti da Covid-19 (operatori, proprietari, veterinari, ecc.)  limitandone l’esposizione.

Restano comunque valide le raccomandazioni sul rispetto delle principali misure igieniche, quali lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.

Nel corso della pandemia sono stati notificati in diversi Paesi positività per SARS CoV-2 in animali sia allevati che domestici. Evidenze epidemiologiche dimostrano che felini (gatti domestici e selvatici) visoni e cani sono risultati positivi al test per SARS-CoV-2 a seguito del contatto con persone infette da Covid19. Alcuni gatti hanno mostrato segni clinici di malattia. Nonostante ciò non risulta che i felini o i cani giochino un ruolo nella diffusione della malattia.

Un discorso a parte meritano i visoni nei quali, non solo è stato dimostrato il passaggio del virus SARS COV-2 dall’uomo ai visoni, ma anche la loro capacità di ritrasmettere il virus ai lavoratori dell’allevamento. Tale fenomeno è stato osservato in Olanda e in particolare in Danimarca, dove visoni colpiti da SARS COV-2 non solo hanno ritrasmesso la malattia ai lavoratori delle aziende ma i virus sono risultati geneticamente mutati rispetto a quelli inizialmente isolati.

Innanzitutto, non è giustificata l’adozione di misure che possano compromettere in qualche modo il benessere del proprio animale. Sebbene attualmente non vi siano evidenze scientifiche del fatto che cani, gatti o altre specie di animali domestici concorrono alla diffusione del virus SARS-CoV-2 e gli animali contagiati dall’uomo non giocano un ruolo nell’epidemiologia della Covid-19, si raccomanda, quando possibile, un atteggiamento precauzionale.
Possono essere adottate alcune misure protettive a scopo precauzionale quali:

  • le persone infette o nelle quali si sospetta l’infezione da SARS-CoV-2 devono evitare il più possibile il contatto ravvicinato con il proprio animale e adottare buone pratiche igieniche (ad es. mantenersi a distanza dagli animali domestici, lavarsi le mani frequentemente, evitare di toccarsi il volto, indossare una mascherina)
  • gli animali appartenenti a proprietari nei quali si sospetta l’infezione da SARS-CoV-2 devono ridurre al minimo i contatti con persone o altri animali ed essere tenuti in casa presso le famiglie o in luoghi o rifugi destinati all’isolamento degli animali, per quanto possibile, non pregiudicandone in alcun caso il benessere, e per una durata pari all’isolamento raccomandato per l’uomo nella stessa area geografica
  • i proprietari devono tenere il proprio animale domestico al guinzaglio quando camminano all’esterno, così da poter garantire la “distanza sociale” dalle altre persone.

(Fonte: Commissione Europea)

Al ritorno dalle passeggiate, per proteggere il nostro amico è opportuno sempre provvedere alla sua igiene, pulire soprattutto le zampe evitando prodotti aggressivi e quelli a base alcolica che possono indurre fenomeni irritativi, provocando prurito e usando invece prodotti senza aggiunta di profumo (es. acqua e sapone neutro). Per il mantello si consiglia di spazzolarlo e poi passare un panno umido.

Si consiglia di non variare l’alimentazione.

In alcuni Paesi (USA, Paesi Bassi, Spagna, Danimarca, Svezia e Francia ), fra cui l'Italia, la presenza di SARS-CoV-2 è stata confermata anche in allevamenti di visoni dopo il rilievo di sintomi respiratori, digerenti o aumenti anomali di mortalità in questi animali. Le indagini epidemiologiche hanno messo in evidenza la stretta correlazione tra lavoratori aziendali risultati affetti da Covid19 e la successiva comparsa della malattia nei visoni allevati.

La situazione è risultata particolarmente preoccupante in Olanda e Danimarca, dove, nonostante l’adozione di misure di controllo dell’epidemia, i focolai si sono progressivamente diffusi tanto da indurre le Autorità olandesi ad anticipare al 2021 la dismissione completa dell’allevamento del visone su tutto il territorio nazionale. Anche la Danimarca sulla scorta di un progressivo aumento dei focolai e a seguito dell’accertamento di mutazioni del virus SARS-COV 2 in questa specie ha deciso di procedere alla rapida eliminazione di tutti gli animali del comparto produttivo.

In linea con altri paesi anche in Italia il Ministero della salute ha disposto, con l'Ordinanza del 21 novembre 2020, oltre l’inclusione dell’infezione da SARS CoV-2 negli allevamenti di visoni nell’elenco delle malattie infettive e diffusive soggette a obbligo di denuncia di cui al Regolamento di Polizia Veterinaria ex DPR n. 320/1954, la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio nazionale fino alla fine del mese di febbraio 2021, quando potrà essere possibile fare il punto della situazione sulla base dell’analisi dei dati epidemiologici raccolti in questo periodo.

 

I dati epidemiologici dimostrano che gli animali sono stati contagiati da esseri umani infettati da SARS-CoV-2. Al momento però non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino come questi animali (ad esempio i gatti in numerosi paesi, o le tigri nei giardini zoologici degli Stati Uniti) possano diffondere la malattia alle persone.

Come nel caso degli alimenti per il consumo umano, non sono stati segnalati casi di trasmissione del virus SARS-CoV2 agli animali attraverso il consumo di alimenti per animali domestici.
L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha concluso che “non esistono prove del fatto che il cibo sia una probabile fonte o via di trasmissione del virus”.
In effetti, come per gli alimenti destinati al consumo umano, non esistono evidenze scientifiche e appare molto improbabile che si possa essere infettati nel maneggiare alimenti per animali domestici. Le raccomandazioni relative alla gestione delle confezioni di alimenti per animali domestici sono identiche a quelle che riguardano la manipolazione di qualsiasi altro pacco. Questa valutazione è valida anche per i mangimi destinati agli animali d’allevamento.

(Fonte: Commissione Europea)

In ogni caso allo stato delle conoscenze non esistono evidenze scientifiche secondo le quali cani e gatti possono favorire la trasmissione del virus SARS-CoV-2 all’uomo. I focolai di Covid-19 nell’uomo si diffondono da persona a persona. Nei focolai delle epidemie da Coronavirus degli anni passati (SARS E MERS), gli animali domestici non hanno svolto un ruolo epidemiologico con caratteristiche zoonotiche.

(Fonte: Commissione Europea e OIE)

Non ci sono evidenze scientifiche del fatto che il bestiame possa essere infettato dal virus SARS-CoV-2. Inoltre, i risultati preliminari degli studi suggeriscono che volatili e suini non sono sensibili al virus SARS-CoV-2.
La produzione zootecnica nell’UE vanta i più alti standard di sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali e tutela ambientale, che riducono enormemente il rischio di trasmissione degli agenti patogeni. Il rispetto delle misure di protezione individuale che garantiscono l’applicazione di adeguati livelli di biosicurezza negli allevamenti, limita considerevolmente la potenziale esposizione degli animali d’allevamento a qualsiasi agente zoonotico. 

(Fonte: Commissione Europea)

Attualmente, non vi è motivo di giustificare test di laboratorio su animali domestici o altre specie domestiche per la ricerca dell’infezione da SARS-CoV-2, pertanto non è necessario eseguire test di laboratorio al di fuori degli appropriati studi scientifici o delle indagini nelle condizioni controllate richieste. Sono importanti gli studi scientifici intesi a comprendere il potenziale serbatoio e le specie ospiti intermedie, compresi gli animali domestici, la fauna selvatica, gli animali d’allevamento o le dinamiche della Covid-19 come potenziale zoonosi (da uomo ad animale e viceversa).
I test sugli animali devono essere limitati agli studi scientifici sul virus SARS-CoV-2 o all’approfondimento di sospetti diagnostici o clinici. I test sugli animali malati possono essere indicati in via eccezionale in presenza di un paziente Covid-19 confermato nella famiglia, e se tutte le altre diagnosi differenziali sono state esaurite e le Autorità hanno ritenuto opportuno avviare un’indagine su tali animali.
L’UE e l’OIE incoraggiano indagini scientifiche ben pianificate e approfondite che favoriranno una migliore comprensione dell’epidemiologia della Covid-19. I Servizi Veterinari, i veterinari liberi professionisti e quelli ufficiali stanno svolgendo un ruolo attivo nella pianificazione tecnica e nel coordinamento dei suddetti studi sul virus SARS-CoV-2, evitando il più possibile la duplicazione e la distrazione delle scarse risorse verso test meno significativi al di fuori del contesto di ricerca.

(Fonte: Commissione Europea e OIE)

Le Autorità veterinarie mantengono stretti rapporti con la Commissione Europea e con l’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE), nonché con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO). Assicurano, in modo coordinato, una comunicazione e una gestione del rischio coerenti e appropriate. Adeguati sistemi di scambio di dati sono operativi a livello europeo e internazionale al fine di segnalare rapidamente alle Autorità veterinarie competenti la comparsa e l’evoluzione delle malattie animali. Questi sistemi sono importanti per il monitoraggio e l’aggiornamento della situazione e, in caso di necessità, il coordinamento delle azioni. Le informazioni provenienti da questi sistemi sono inoltre condivise con il pubblico sui siti web della Commissione Europea e dell’OIE. È essenziale che la COVID-19 non porti all’applicazione di misure di controllo inadeguate nei confronti degli animali domestici o selvatici, che potrebbero comprometterne inutilmente il benessere e la salute o avere un impatto negativo sulla biodiversità e sulla sostenibilità dell’allevamento. I veterinari hanno un ruolo chiave nella comunicazione del rischio, in particolare nell’indicare la motivazione delle misure di gestione del rischio adottate.

(Fonte: Commissione Europea e OIE).

La sanità pubblica e i Servizi Veterinari, compresi i veterinari, lavorano congiuntamente secondo un approccio One Health per condividere le informazioni, in particolare sui sospetti o sulle conferme di infezione negli animali, finalizzate alla valutazione del rischio laddove un paziente Covid-19 riferisca di essere o essere stato a contatto con animali domestici o con altri animali.
L’Unione Europea supporta una rete di laboratori di riferimento dell’UE (EURL) con l’obiettivo di garantire analisi di laboratorio di alta qualità e test armonizzati su tutto il territorio UE. Tale rete supporta le attività della Commissione Europea in materia di valutazione e gestione del rischio nelle diverse aree dell’analisi di laboratorio, comprese le malattie degli animali. In alcuni paesi, i Servizi Veterinari nazionali e i laboratori nazionali, nonché i suddetti EURL, stanno supportando attivamente le funzioni centrali della risposta sanitaria pubblica, offrendo un contributo efficace allo screening e ai test su campioni prelevati dall’uomo per la sorveglianza e la diagnosi.
La Commissione Europea basa le proprie misure e comunicazioni sulle più recenti informazioni scientifiche disponibili e incoraggia la promozione di fonti di informazione autorevoli, declassando i contenuti falsi o fuorvianti e rimuovendo quelli illegali o potenzialmente dannosi per la salute.

(Fonte: Commissione Europea)

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Fonte:

Direzione Generale della sanità animale e dei farmaci veterinari


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